The architecture of prison emerged as a result of the existence of power. Power once exist in imperial society in a pyramid structure : the top of the pyramid sets the regulations for protecting both its own power and the benefits of its general public. Once there are people who do not follow the laws and are not able to overtake the top power. They are regarded as crimes or violations and being isolated by the society in a space called prison.

It is hard to find a prison in city centers. Prisons are always far away from the center and invisible from the general public. It is also common in the old times that prisons are built on the islands like the island pianosa, Santo Stefano and Ventotene. The architecture itselfs provides security and supervision to avoid the escape of prisoners . For example, the panopticon building is designed in a way that the watchman is always in front of the prisoners. The prison is an isolated system from the society, but at the same time they are an activator of the society. The existence of prison bring job opportunities, it links with the society subtly. Once the island of Santo Stefano was dis-functioned, the island was abandoned because the people who lives there are workers in the prison and their families.

Nowadays we are trying to  create a peaceful environment for the society, organizations are fighting for prisoners’ rights and their necessary integration to the society. It has been years that italian prisons are famous for overcrowding. Prisoners are living in a poor condition. The organizations started to find opportunities on fields like production, cultural and agricultural for the prisoners to engage with the society. In Livorno the prison Casa di Reclusione di Gorgona the prisoners make bread and the breads are sold to local kindergartens and supermarkets. In Genoa, the prison Casa Circondariale di Genoa Marassi the prisoners has a major production on T-shirts and they are well sold to the society. Other than that there are lots of prisons  involve in theater field.

As an integration to the society these activities undoubtedly presents the abilities and the importance of the prisoners in the society. They are no longer the abandoned and the lowest layers of the society. They started to find a way to be part of the society and to achieve a mutual beneficial situations. Although the prisoners still live under restrictions, this integrations allows them to get back to the society easier in the future and help them to avoid crimes again.

Of course we started to find a balance in between the prison and the society. But these integration activities are still under controlled and sometimes they became a propaganda for businessmen and the organizations on getting public attentions. Things that are made in prison should not became an advertisments. They should be treated equally, with no separate eyes.

Vivere è yīshízhùxíng: vestirsi, mangiare, abitare e viaggiare
(ENGLISH VERSION)

di Angela Lee Ka Ki, architectural designer gelalala.wordpress.com – Traduzione di Daria Mangione

Secondo il famoso idioma cinese yīshízhùxíng [衣食住行] i quattro elementi di base del nostro vivere sono vestirsi, mangiare, abitare e viaggiare. In un mondo in cui tutte le grandi città sprofondano nel calderone del capitalismo, abbiamo intervistato alcune persone a Berlino per farci dire come riescono a prendersi cura di questi quattro elementi in maniera non convenzionale.

Abitare: Da molto tempo Punet non ha una casa. Nel 2006 ha cominciato a viaggiare?

Puoi raccontarci qualcosa del tuo background e di come sei diventato un autostoppista?

Sono nato in una grande città dell’India con 20 milioni di abitanti. A 25 anni, avevo già tutto, potere, soldi e sesso. Ho studiato informatica e matematica, poi sono diventato informatico freelance. In diverse Università del mondo per 3 anni, ho avuto l’opportunità di viaggiare in vari posti, dall’India all’Europa all’Asia. Poi ho incontrato un autostoppista eccezionale. Ha solo 23 anni ma sono già 8 che viaggia. Ve lo immaginate un ragazzino di 15 anni che si mette in strada con l’autostop? Ha  viaggiato anche nel Kashmir, la gente dice che sia il posto più pericoloso al mondo.
Un anno dopo ho deciso di smettere di lavorare e sono iniziati 3 anni di viaggio full-time, perché avevo la sensazione di essere stufo di tutto. E’ stato più difficile di prima, poiché ho un passaporto indiano, che non mi permette di visitare molti paesi senza un visto. Ho fatto l’autostop ovunque, ho dormito dappertutto. A volte semplicemente arrivavo in un villaggio e bussavo alla porta. “Salve, ho viaggiato fin qua ma non ho un posto dove dormire. Se mi offrite da dormire, posso aiutarvi con qualsiasi cosa. Posso cucinare, fare le pulizie, aggiustare degli oggetti per voi…”

Così ho vissuto finora. Di media spendevo 2 euro al giorno. A volte la gente non sa davvero spendere. In India, nessuno ricicla mai niente; d’altra parte in Romania gli zingari mangiano avanzi gettati nella spazzatura. Ovunque vada, ci vado in autostop.

Hai viaggiato per 9 anni. Non ti piacerebbe avere una casa, un luogo tuo?

Non sento di aver bisogno di una casa. Vedo il mondo come una totalità, mi piace essere per strada, percepire la bellezza. Mi piace andare nelle campagne e vedere come la gente ci vive: questa è la vera cultura per me. Coltivano la terra; il loro è un sistema autosufficiente, non ci troverai nulla col marchio “Cibo biologico”. Giocano: i bambini sono felici. Mi piace anche dare il mio contributo, aiutare la comunità. Significare stare lontano dalla società delle grandi città e impegnarsi davvero con le persone in una comunità.

Ti capita mai di sentirti solo?

Mi sento solo quando non posso viaggiare e vivere in una società basata sulla comunicazione. Succede quando non puoi esprimerti nella tua vita e non riesci a capire te stesso.

Ma ora che mi muovo non mi sento solo. Ho trovato me stesso e so da dove viene la mia felicità. Amo anche tutte le difficoltà che affronto sulla strada. Comunico con le persone che incontro, non mi sento solo per niente. In quei paesi di cui non conosco la lingua locale, posso solo dire “ciao”, “come stai?”, “sì”, “no”, “sei bella” e “toilette”; ma la comunicazione viene dal cuore. La bellezza del viaggio sta nel lasciare che le persone imparino dalle persone, lasciare che la gente abbia sogni diversi. Tutto può essere bello.

article series Yīshízhùxíng for

Magazine Cittadino Globale
Mašta Magazine
Magaristo Magazine

(ENGLISH VERSION)
Vivere è yīshízhùxíng: vestirsi, mangiare, abitare e viaggiare

di Angela Lee Ka Ki, architectural designer gelalala.wordpress.com – Traduzione di Daria Mangione

Secondo il famoso idioma cinese yīshízhùxíng [衣食住行] i quattro elementi di base del nostro vivere sono vestirsi, mangiare, abitare e viaggiare. In un mondo in cui tutte le grandi città sprofondano nel calderone del capitalismo, abbiamo intervistato alcune persone a Berlino per farci dire come riescono a prendersi cura di questi quattro elementi in maniera non convenzionale.

Viaggiare:
Tao adora andare in bicicletta…

Perché preferisci la bicicletta al trasporto pubblico?
Mi piace la vita attiva. Mi piace scegliere quale strada prendere. Andare in bicicletta mi permette di scoprire gli angoli del vicinato. Il trasporto pubblico invece è passivo. Inoltre in bicicletta posso scegliere la mia velocità, più lento o più veloce, mentre con il trasporto pubblico non c’è nulla che io possa cambiare.

Quando hai avuto la tua prima bicicletta?
A 5 anni. Era viola.

E cosa provi quando compri una bicicletta nuova?
La prima cosa è il bisogno di adattare il tuo corpo all’oggetto, sviluppare un nuovo movimento. È una scoperta ogni volta.

Ci racconti una tua esperienza in bici?
Il CycleCamp. Era un campo per insegnare alla gente come ripararsi le bici da sé, con lo scopo di promuovere la cultura delle due ruote.

Cosa non ti piace?
Detesto il cibo industriale. Allontana la gente da dove il cibo proviene, ossia dalla natura. E detesto le auto.

Che farai quando sarai vecchio?
Mi piacerebbe vivere in campagna, in un Paese straniero in cui posso imparare una cultura nuova. O anche lavorerei volentieri in una comunità di artisti.

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Vestirsi.  Mangiare. Abitare.

A Neukölln Juli e un suo amico, hanno messo su una piccola “boutique” di moda, aperta alle vendite una volta a settimana. probabilmente si tratta del posto più economico dove procurarsi vestiti di seconda mano a Berlino, infatti non ti costa nulla. Puoi portarci i vestiti che non vuoi più tenere, e prenderti qualsiasi cosa ti piaccia nel negozio. Oppure, puoi entrare e prendere soltanto. Da quando ha aperto, tantissimi vengono ogni settimana a lasciare i propri abiti, e il piccolo negozio è pieno di capi di abbigliamento distilli diversi. Gli abiti non saranno perfetti, dal momento che sono usati, però si può usufruire di un“servizio” impeccabile, con macchine da cucire e vari strumenti a disposizione nel negozio. Così puoi riparare i tuoi vestiti rovinati, ma puoi anche imparare molto da sull’up-cycling, ossia come riciclare i materiali per creare nuovi prodotti di qualità uguale o addirittura migliore del prodotto originale.

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Vestirsi.  Mangiare. Abitare.

Adam, vegetariano e senzatetto 3 anni fa ho incontrato il mio caro amico J a Berlino e per pura coincidenza ci siamo trovati a vivere nello stesso quartiere, Kreuzberg. Cosi abbiamo dato vita a una comunità di due persone, condividendo cibo e altre cose, cucinando insieme. In seguito J ha lavorato con un’organizzazione e così ha trovato uno spazio con una cucina. Abbiamo cominciato così ad utilizzarlo organizzando corsi interessanti. Diversi membri del gruppo del CS hanno contribuito e condiviso le loro capacità. Perciò ho cominciato a pensare a ciò di cui hanno bisogno le persone e a cosa io posso fare per soddisfare questi bisogni. Cosi ho pensato al cibo. Perché il cibo è un bisogno di tutti.

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Vestirsi.  Mangiare. Abitare.

Da tempo Punet non ha una casa. Ho deciso di smettere di lavorare e sono iniziati 3 anni di viaggio. Ho fatto l’autostop ovunque, ho dormito dappertutto. Di media spendevo 2 euro al giorno. Non sento di aver bisogno di una casa. Vedo il mondo come una totalità, mi piace essere per strada, percepire la bellezza. Mi piace andare nelle campagne e vedere come la gente ci vive: questa è la vera cultura. Coltivano la terra; il loro è un sistema autosufficiente, non ci troverai nulla col marchio “Cibo biologico”. I bambini sono felici. Mi piace anche dare il mio contributo, aiutare la comunità.

article series Yīshízhùxíng for

ITALIAN VERSION @ Magazine Cittadino Globale
Mašta Magazine
Magaristo Magazine


The famous Chinese idiom 「衣食住行」(Yīshízhùxíng) says the four basic elements of our existence what we dress, what we eat, where we live and where we travel. In this world all big cities are jumping into big capitalist pool. We interviewed different people in Berlin to find out how they work out these four aspects in an unorthodox way.

Travelling 
Tao, Bicycle lover

Core team of Kulturlabor Trial&Error, Berlin

Why do you prefer cycling than public transportation?

I like to be active. I like to choose which road to travel.
Traveling by bicycle allows me to discover the neighborhood. Public transportation is passive. If I am on a bike, I can choose the speed, I can be faster or slower. But if I am on a public transportation, I cannot change anything.

When did you have your first bicycle?

5 years old. It was a purple bike.

What is the feeling of having a new bicycle?

When you get a new bike, you need to adjust your body, to development new movement for the bicycle. It is the process of discovering movements.

Share with us one of your experience with bicycle.

The CycleCamp. It was a workshop teaching people how to fix their own bike and to promote bike culture.

What do you hate?

I hate industrialized food. It makes people distant from where the food came from, which is the nature.
I hate car.

What do you want to do when you are 60?

I would like to live in the countryside, a foreign country that I can learn a different culture. I would also like to work with an art community.


Making collaborative drawings is fun.

A exercise in Pratt institute Saturday Art School,
with Eileen Hillery.

1. Put paper on the wall

2. Let students choose their own drawing material

3. Every student stand in front of a drawing paper. Draw.

4. Every five minutes students shift. Bring along their chosen drawing material when they shift.

article series Yīshízhùxíng for

Magazine Cittadino Globale
English Version @ Mašta Magazine
Chinese Version @ Magaristo Magazine

<<Vivere è yīshízhùxíng: vestirsi, mangiare, abitare e viaggiare>>

di Angela Lee Ka Ki, architectural designer gelalala.wordpress.com – Traduzione di Federica Giardina, volontaria YAP

Secondo il famoso idioma cinese yīshízhùxíng [衣食住行]i quattro elementi di base del nostro vivere sono vestirsi, mangiare, abitare e viaggiare. In un mondo in cui tutte le grandi città sprofondano nel calderone del capitalismo, abbiamo intervistato alcune persone a Berlino per farci dire come riescono a prendersi cura di questi quattro elementi in maniera non convenzionale.

Mangiare:
Adam, il fondatore di Homeless Veggie Dinner

A partire dal 2010, sul gruppo del couchsurfing di Berlino è possibile trovare ogni mese il post “Free Homeless Vegetarian Dinner", segnalato da un gruppo di volontari che servono un pasto caldo ogni mese.

Da dove viene l’idea di una cena comunitaria?

3 anni fa ho incontrato il mio caro amico J a Berlino e per pura coincidenza ci siamo trovati a vivere nello stesso quartiere, Kreuzberg. Cosi abbiamo dato vita a una comunità di due persone, condividendo cibo e altre cose, cucinando insieme. In seguito J ha lavorato con un’organizzazione e così ha trovato uno spazio con una cucina. Abbiamo cominciato così ad utilizzarlo organizzando corsi interessanti. Diversi membri del gruppo del CS hanno contribuito e condiviso le loro capacità. Perciò ho cominciato a pensare a ciò di cui hanno bisogno le persone hanno bisogno e a cosa io posso fare per soddisfare questi bisogni. Cosi ho pensato al cibo. «Perché il cibo è per tutti.»

Come gestisci il problema delle scorte di cibo e permetti di avere un pasto gratis?

L’idea è garantire un pasto a tutti, le persone che possono permettersi di pagare vengono incoraggiare a donare. Inoltre la cifra che donano copre i costi per i senzatetto. Noi non richiediamo una donazione minima. Si può donare quanto si vuole o per lo meno quel poco con cui è possibile avere un pasto gratis. Siamo riusciti a trovare un mercato all’ingrosso a Westhafen per fare scorte alimentari, che vende il cibo più fresco ai rivenditori. Se gli alimenti scadono, non possono essere venduti. Spesso loro buttano prodotti ancora vendibili, così li prendiamo noi e li facciamo diventare una cena gustosa.

Condividi con noi una storia.

Cerco sempre di ricordare il viso di tutti quelli che vengono da noi. C’era un ragazzo che era mancato per un anno e nessuno aveva idea di dove fosse stato. Dopo un anno l’ho incontrato di nuovo a HDV, cosi l’ho salutato e gli ho chiesto come stava. Solo in seguito ho saputo che aveva avuto un incidente ed era rimasto in ospedale per molto tempo.

Qual è la sfida più grande?

Penso sia trovare i senzatetto. Abbiamo cercato in diversi ricoveri e network per senzatetto. Durante l’ultimo HDV a luglio c’erano circa 100 senzatetto.

Quali sono le differenze tra HDV e le altre mense per i poveri?

Noi trattiamo le persone che vengono da noi con amore e ci prendiamo cura di loro, vengono servite da volontari. Inoltre HDV è un’occasione che mette insieme sia i senzatetto che le altre persone che fanno parte della società. Vengono serviti tutti allo stesso modo. Perciò i senzatetto vengono trattati con rispetto e possono venire a mangiare da noi senza vergognarsene. Alcune mense per i poveri ti forniscono solo un apporto calorico.

Come valuti il successo di HVD?

In primo luogo è importante il senso della comunità. I volontari coinvolti non sono considerati come aiutanti, ma si sentono parte di quello che fanno. Divertendosi a cucinare, lavorando con impegno nei ricoveri per promuovere la cena e andando in giro a raccogliere cibo. Siamo tutti coinvolti nell’organizzazione della cena. Inoltre io spero che HDV possa dare una spinta alle altre società, cosi che le persone potranno dar vita ad altre comunità con diversi strumenti in diverse città.

Qual è l’obiettivo che HDV si propone?

Ci piacerebbe riportare nella società i senzatetto. Vogliamo collegarli con le altre organizzazioni di volontariato per provvedere a dargli una formazione e delle opportunità di lavoro.

Quali sono gli elementi importanti per creare una comunità pacifica?

Secondo me essere se stessi. Una comunità pacifica dovrebbe essere aperta a tutte le diversità.

Qual è il tuo sogno?

In realtà non ho proprio un sogno. Ma dopo aver organizzato HDV per I senzatetto ho capito di voler essere solo felice. A volte sei solo fortunato a fare delle cose che ti rendono felice.

Ti piace berlino?

Si. Berlino è un posto magico. Le persone sono aperte e puoi sempre trovare opportunità da cogliere al volo. Ti da libertà e prende il meglio di te ed è per questo che abbiamo creato questa cena.

Article wrote when I were still working in Hong Kong :
Chinese version <<築照>> @ Magaristo Magazine

I love appreciating and finding the behind layer of photography. I used to look at western photographers and I never got attracted by any Chinese photographers. One day I stopped by a gallery in Hong Kong near my office, there was a photography series about Chinese cityscape. They were erotic in a way that merging common Chinese life into the rapidly developing landscape. Right before I stepped out the gallery I found the photographer was a Chinese architect, due to my interest on architecture, I decided to stay a while more in the gallery.

<<Great Third Front>>
The photos doesn’t triggered me to think of any of his architecture background : Chen Jiagang, a Chinese architect once worked for major developments in China. He decided to be a full-time photographer since 2001. The photo series <<Great Third Front>>, themed the rapid city developments in China, however showed a strongly erotic composition which spatially contributed to the exaggerated female models. The wild and uncontrolled light and dynamic motions are almost contradictory to common architect’s treatments, which aims to find logic, find the rules, to make things convincing. The photo is not what interested me the most, but his personalities and stories.

Image 1 : Furong Ming, <<Great Third Front>>.
The houses, flowers, old trees, trolleys and the female model seems to be fighting for the front position.

Image 2 : Frosted Dormitory, <<Great Third Front>>.
The purple balloon, floor mop and planter accidentally dominated the photo


Image 3 : 6000volt Tramroad, <<Third Front>>.
with a bit feeling of deconstructionism, Chen used series of Tramroads to build

Birthed in Chongqing, Chen Jia Gang was an architect. In 1999 he was awarded by the United Nations as one of the best twelve Chinese young architect. He joined the developers’ force in early 90s, which was the time with rapid developments on architecture development. It was under Deng Xiaoping’s leadership : “let some people get rich first.", the developers were under big advantages. As both an architect and development, he wasn’t happy about this advantage. The tiredness of the rapid development speed could be seen in his later works <<Diseased City>>.


Image 4 : Chen Jia Gang

Image 5 : Cinema, <<Third Front>>.
The space has already lost all its furniture to describe the spatial arrangement. However the lighten structure did.

Undoubtedly his biggest photography production are <<Third Front>> and <<Great Third Front>>. The term “Third Front" was from 1964 to 1978 when Chinese was defending America and Russian, they phrased the developments into three parts. The Chinese government moved all the heavy industries on the Chinese-Russian border to the South like Sichuan, Guizhou and Yunnan. The economy of the southern region was therefore growing rapidly. In the project <<Third Front>>, Chen started from Beijing, traveled to the southern region like Yunnan, Chengdu and Chongging, started to record the different cityscape. This was the time of rapid development, people worked hard on constructing; ironically he found the reversed side where it looked ugly and undeveloped. Started from 1980, Deng Xiaoping changed the direction of industrial development and promoted light industrial works. This was a big attacked to the Third Front region and the speed and struggle inside the region were reflected in his photography.

At the time I researched about Chen Jia Gang, I found a line. “We don’t feel honoured, but ashamed. All the proprietors blame him, hate him"

This was the ShangHeCheng project in Chengdu, probably one of his biggest failure. Launched in 1998, ShangHeCheng project promoted itself as “The new city with memories". With the luxury spatial arrangement “one house one garden", this was the utopia of Chen. “Plant a evergreen Osmanthus tree in your garden then enjoy the greenery throughout the eco-window in your house. The architecture is a green castle." Traditional Chengdu construction techniques, like using gluten rice paste as a material to make bricks, were incorporated in the project.

The first phrase development attracted a strongly positive reaction. The developer decided to continue with the second phrase development. However the company started to accumulated debts during the construction. In order to balance the budget, the design was changed. The utopia garden of Chen disappeared.

Image 6&7 : Villa with private garden
Photo Credits : focus.cn

Image 8&9 : phrase two development, where the balcony garden disappeared
Photo Credits : soufun.com

Image 10&11 : ShangHeCheng
Photo Credits : http://www.panoramio.com/

Does Chen Jia Gang know how to build?

Project manager Yang XingXiang was the person who said the line to blame Chen. The ShangHeCheng development and Chen’s vision was commented as awkward, both on its theory and practical aspects. In order to change the bad housing topology of the first phrase development, the contractor changed the second phrase design totally.

Image 12 : ShangHeCheng Second phrase. Spacious and impractical space where a long thin corridor exist.
Photo Credits : soufun.com

As he no longer build, we can only find in his photos some traces on understanding whether he can build. In <<Diseased City>>, Chen attacked strongly the “let some people get rich first" development. He described in the photo series the development as a mental illness. The panorama photos gave a sense of “superspace" which all the scales and layers were superimposed. The yellowish color tone gave people a unpleasant feeling. The most interesting is when you look at the sketches of <<Diseased  city>> you already found the spatial quality between the black lines. The realization process of photographer gave a sense of realism but at the same time exaggeration, which fit the development background of China at that time.

Image 13 : Wedding Banquet, <<Diseased City>>

Image 14 : The sketch of Wedding Banquet, <<Diseased City>>

The <<Diseased City>> series was experiment in terms of lighting and composition, the lighting control was obviously not mature in this series. However the use of composition and light was found more successful in <<Third Front>>, which Chen no longer used complicated composition, but a simple and clear 5:4 spatial construction with light to create the hierarchy within the photo.

Chen’s photos expressed the elements of (I) non-building architectural elements (II) female (III)motion and (IV)light. Recent works <<Showroom>> was a great achievement on utilizing these elements. This photo series is the statement from the ex-developer : We are now living in the age which we have to work our entire life for buying a house. The showrooms were not just about the standardized space, but also about our dreams and desires. When Chen was young and studying in Chongqing for architecture, he was involved in the school publication. <<Jian Cui>> means “build outside architecture", he achieved it by photography now.

Image 15 : People sitting in the room, <<Third Front>>
Using simple but strong lighting to construct space

Image 16 : Showroom 23, <<Showroom>>
The room is standard, but the motion and people inside are not standard.

Chen’s life, walking the opposite direction

He used to not follow the trend. When it was the time for developers, when every developers was thinking to build residential flat for earning money, he insisted to promote culture and construct museum. When he found the ShangHe museum, all the chosen artists were young and infamous artists. However they all became famous and important artists in China nowadays.

Last Word

It was a complicated feeling when I were researching Chen. All the critics on this visionary architect were bitter. The developed who worked with Chen Jia Gang said :

“Everything,
if it is good, people appreciate.
if it is bad, people sympathy.

But we need to be clear who is the client of art. Art is for people, not for the artist"

Reference :

http://chenjiagang.com/

http://cbal.com.hk/