Yīshízhùxíng – Zhù/ Living (Italian Version)

Vivere è yīshízhùxíng: vestirsi, mangiare, abitare e viaggiare
(ENGLISH VERSION)

di Angela Lee Ka Ki, architectural designer gelalala.wordpress.com – Traduzione di Daria Mangione

Secondo il famoso idioma cinese yīshízhùxíng [衣食住行] i quattro elementi di base del nostro vivere sono vestirsi, mangiare, abitare e viaggiare. In un mondo in cui tutte le grandi città sprofondano nel calderone del capitalismo, abbiamo intervistato alcune persone a Berlino per farci dire come riescono a prendersi cura di questi quattro elementi in maniera non convenzionale.

Abitare: Da molto tempo Punet non ha una casa. Nel 2006 ha cominciato a viaggiare?

Puoi raccontarci qualcosa del tuo background e di come sei diventato un autostoppista?

Sono nato in una grande città dell’India con 20 milioni di abitanti. A 25 anni, avevo già tutto, potere, soldi e sesso. Ho studiato informatica e matematica, poi sono diventato informatico freelance. In diverse Università del mondo per 3 anni, ho avuto l’opportunità di viaggiare in vari posti, dall’India all’Europa all’Asia. Poi ho incontrato un autostoppista eccezionale. Ha solo 23 anni ma sono già 8 che viaggia. Ve lo immaginate un ragazzino di 15 anni che si mette in strada con l’autostop? Ha  viaggiato anche nel Kashmir, la gente dice che sia il posto più pericoloso al mondo.
Un anno dopo ho deciso di smettere di lavorare e sono iniziati 3 anni di viaggio full-time, perché avevo la sensazione di essere stufo di tutto. E’ stato più difficile di prima, poiché ho un passaporto indiano, che non mi permette di visitare molti paesi senza un visto. Ho fatto l’autostop ovunque, ho dormito dappertutto. A volte semplicemente arrivavo in un villaggio e bussavo alla porta. “Salve, ho viaggiato fin qua ma non ho un posto dove dormire. Se mi offrite da dormire, posso aiutarvi con qualsiasi cosa. Posso cucinare, fare le pulizie, aggiustare degli oggetti per voi…”

Così ho vissuto finora. Di media spendevo 2 euro al giorno. A volte la gente non sa davvero spendere. In India, nessuno ricicla mai niente; d’altra parte in Romania gli zingari mangiano avanzi gettati nella spazzatura. Ovunque vada, ci vado in autostop.

Hai viaggiato per 9 anni. Non ti piacerebbe avere una casa, un luogo tuo?

Non sento di aver bisogno di una casa. Vedo il mondo come una totalità, mi piace essere per strada, percepire la bellezza. Mi piace andare nelle campagne e vedere come la gente ci vive: questa è la vera cultura per me. Coltivano la terra; il loro è un sistema autosufficiente, non ci troverai nulla col marchio “Cibo biologico”. Giocano: i bambini sono felici. Mi piace anche dare il mio contributo, aiutare la comunità. Significare stare lontano dalla società delle grandi città e impegnarsi davvero con le persone in una comunità.

Ti capita mai di sentirti solo?

Mi sento solo quando non posso viaggiare e vivere in una società basata sulla comunicazione. Succede quando non puoi esprimerti nella tua vita e non riesci a capire te stesso.

Ma ora che mi muovo non mi sento solo. Ho trovato me stesso e so da dove viene la mia felicità. Amo anche tutte le difficoltà che affronto sulla strada. Comunico con le persone che incontro, non mi sento solo per niente. In quei paesi di cui non conosco la lingua locale, posso solo dire “ciao”, “come stai?”, “sì”, “no”, “sei bella” e “toilette”; ma la comunicazione viene dal cuore. La bellezza del viaggio sta nel lasciare che le persone imparino dalle persone, lasciare che la gente abbia sogni diversi. Tutto può essere bello.

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